Non è difficile trasporla su tutti i giovani cervelli in fuga o semplicemente "cappuccino maker" da Caffè Nero.
Ciao Ireneo Ciao!
Passi una vita intera a volertene andare dal tuo luogo natio, lo trovi repellente, sempre la stessa gente, sempre le solite cose e quel cielo grigio che ti fa proprio venir voglia di dire: "levo le tende".
Ringraziamo Talebanita per la diapositiva esplicativa
Scegli consapevolmente di andartene.
Scegli di dare un taglio a tutto e a tutti.
SCEGLI DI ESSERE PIÚ EGOISTA DEL SOLITO.
Ed ecco che si creano le condizioni ideali affinché tu venga colpito da quella malattia che l'ing. Terry ha studiato e sintetizzato sotto il nome di: SINDROME DEL VILLAGGIO TURISTICO.
La definizione esatta nel dizionario medico Vercesi è la seguente: "...come quando vai in vacanza con tua madre quindici giorni ad agosto. Ne passi tredici all'ombra a fare le parole crociate e poi all'improvviso conosci i tipi più fighi del villaggio e non vuoi più andare via"
Ed ecco che effettivamente, ripensando alle numerose vacanze passate con mia madre trovo dei punti di connessione e anche con tutte le volte che, per un qualche motivo ho scelto di andarmene da Milano.
Segno endemico di questo neonato 2015: la sindrome del villaggio turistico.
Nella piena consapevolezza che il 28 Febbraio mi sarei imbarcata su un volo solo andata per Londra non mi sono tirata indietro nel vivere ogni istante restante con una gioia infinita, come non avevo mai fatto nei ventisei anni precedenti, arrivando a dire cose impensabili come: "però a Milano si sta bene", "se mi offrono 500€ al mese io rimango" o anche "Italians do it better".
Insomma, tra una cosa e l'altra in cuor mio non volevo più partire.
Parto e trovo un primo provvisorio lavoro.
Dopo tre settimane decido di licenziarmi e la brutta malattia colpisce ancora, improvvisamente ti accorgi del collega carino, della posizione comoda dell'ufficio e non te ne vuoi più andare.
Basta guardare il saldo del conto e capisci che DEVI farlo.
Vecchia storia direte voi, e invece no.
Tutta questa malattia viene ovviamente amplificata dalla situazione 2.0 in cui mi ritrovo immersa fino alla giugulare.
Ho passato una vita a dire che Milano c'è sempre la stessa roba e poi improvvisamente BOOM nascono serate fighissime di cui vedi foto (ovviamente) fighissime, con i tuoi amici fighissimi e tu non ci sei, sei nel lettone a capire se puoi andare da Tesco o Poundland.
Se torni, ovviamente queste saranno sospese per calamità naturali, la nebbia le avrà mangiate via così come il tuo entusiasmo e la voglia di "do it".

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